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| E' uscito il mio nuovo libro: Il Portatore di Tenebra - La Guerra della Falce. Episodio terzo: La voce dall'ombra

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Presentazione a Novara: leggi il racconto e guarda la foto, e clicca qui per guardare i video.
Presentazione alla Rassegna della MicroEditoria di Chiari: guarda le foto o l'intervista on line.
Presentazione a Genova: racconto e foto.
Presentazione a Milano: racconto e foto
Presentazione a Modena: racconto e foto.Presentazione a Novara (2009): racconto e foto. Presentazione a Vicenza: racconto e foto. Presentazione a Roma: racconto e foto. Foto dagli altri eventi (Belgioioso, Solaro, Beltane, Fiera del Libro di Torino, Parma Fantasy): nella pagina pubblica di Facebook
La canzone è: "The bards' Song (in the forest)" dei Blind Guardian.
Tutte le foto seguendo questo link.
La mia libreria su Anobii
Sto leggendo: "On becoming a novelist" - John Gardner; "Varney il vampiro - L'inafferrabile" -Prest, Rymer
Tra i miei ultimi libri letti ci sono: "Suicidio" - Edouard Levé; "Pan" - Francesco Dimitri; "Esbat" - Lara Manni; "Come scrivere un racconto. Manuale di scrittura creativa" - Jack M. Bickham; "L'arte del personaggio" - Egri Lajos; L'eleganza del riccio" - Muriel Barbery; "Characters & viewpoint" - Orson Scott Card; "Il mondo è un teatro" - Bill Bryson; "Il popolo dell'autunno" - Ray Bradbury; "Beginnings, Middles & Ends" - Nancy Kress"; "Il peso della farfalla" - Erri De Luca; "Il meraviglioso paese oltre la nebbia" - Sachiko Kashiwaba; "L'estate dei morti viventi" - John Ajvide Lindqvist; "Lo zen nell'arte della scrittura" - Ray Bradbury; "Master di scrittura creativa" - Jessica Page Morrell; "Varney il vampiro - Il banchetto di sangue" - Prest, Rymer; "Nel territorio del diavolo" - Flannery O'Connor; "Il martello delle streghe" - H. Institor Kramer - J. Sprenger; "Prigionieri del paradiso" - Arto Paasilinna; "Causa di forza maggiore" - Amélie Nothomb; "Trattato di Vampirologia" - Edouard Brasey; "Inventare il mondo" - Ferruccio Parazzoli; "Storia della tortura" - Franco Di Bella; "Lezioni di scrittura creativa" - Gotham Writers' Workshop; "L'imperatore di Portugallia" - Selma Lagerlof; "Poesie" - Shelley; "Roba da gatti" - Doreen Tovey; "Memorie di un gatto" - Regina Henscheid; "Il cimitero senza lapidi e altre storie nere" - Neil Gaiman
I dischi che sto ascoltando in questo periodo: "At the edge of time" - Blind Guardian; "Sitra Ahra" - Therion" - "Magic & Mayhem - Tales from the early years" - Amorphis; "Clinic for dolls" - Unsun, "In parallel" - Anneke Van Giesbergen & Danny Cavanagh
Gruppi preferiti: i Blind Guardian ovviamente; poi, in ordine sparso, Borknagar, Iron Maiden, Moonspell, My Dying Bride, e troppi altri che meriterebbero menzione...
Ultimi concerti: Tethra @ Rock Inn Somma 18 luglio 2010; Cynic + Coram Lethe - 9 giugno 2010; Ulver, 18 febbaio 2010; Atroci - 6 novembre 2009; Amorphis - 4 novembre 2009; Gods of Metal 2009 (Blind Guardian, Dream Theater, Carcass ecc); The Darkest Tour (Cradle of Filth, Moonspell, Turisas), 29 aprile 2009


Nemi lives!


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Pensieri:
Siamo tutti in un rigagnolo, ma alcuni di noi guardano le stelle - Oscar Wilde
Chi brucia i libri finisce presto o tardi col bruciare uomini - Heinrich Heine
I'm lost but still I know there is another world - Blind Guardian, Imaginations from the other side
Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto - Calvino
Dark was the hour, but day shall come again - Blind Guardian, A dark passage
Literature is the question minus the answer - Roland Barthes
L'ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili; il pessimista sa che è vero - Robert Oppenheimer
Il metallaro era e rimane un tipo con i piedi saldamente conficcati nel fango e la testa altrettanto saldamente puntata verso le stelle - Luca Signorelli, l'estetica del metallaro
Scrivere non provoca tormento, ma nasce dal tormento - Montaigne
Non esistono libri morali o immorali, esistono solo libri scritti bene o scritti male - Oscar Wilde
Take heed to the wind and its soft fingertips, and fire's red thoughts and smouldering lips, so let the water drink you as Ophelia did, beloved daughter and cherished sister, or worship the earth that Pompei once hid, differing not between vagrant and minister - Borknagar, Circled
Non omnis moriar - non tutto di me morirà - Orazio
Dio è uno scandalo, ma uno scandalo che rende bene - Charles Baudelaire
Creare è dare una forma al proprio destino - Albert Camus
Le radici profonde non gelano - J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli
My heart it beats the pulse of ancient times - Borknagar, The eye of Oden
Quando si ha bisogno di illusioni la maggior parte del cervello viene usata per non vedere la realtà - Saul Bellow
Gesù ha avuto la sfortuna che su quello che ha detto ci hanno costruito sopra una religione - Josè Saramago
I poeti sono come i bambini: quando siedono a una scrivania, non toccano terra coi piedi - Stanislaw Jerzy Lec
I gatti vengono a sedersi al tavolo dello scrittore, tenendo compagnia al suo pensiero e guardandolo dal fondo delle loro pupille d'oro - Theophile Gautier
Se il mondo fosse chiaro, l'arte non esisterebbe - Camus
La verità non sta nel mezzo, solo in profondità - Schnitzler
La libertà comincia dall'ironia - Hugo
Tomorrow will take us away, far from home, no one will ever know our names, but the bards' songs will remain...Tomorrow all will be known, and you're not alone, so don't be afraid in th dark and cold, 'cause the bards' songs will remain, they all will remain - Blind Guardian, The bard's song (in the forest)
Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza - Dante
Il sonno non ha luogo che può chiamare proprio - Bram Stoker, Dracula
Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola: solo gli imbecilli sono sicuri di quello che dicono - Voltaire
Scrivo per scoprire cosa penso - Daniel J. Boorstin
From every human complexity / and nature's twisted analogy / an urge to explain - to understand / springs out with the nation to expand / the narrow view of what we are – Borknagar, Liberated
Gli artisti sono, soprattutto, uomini che vogliono diventare inumani - Guillaume Apollinaire
Libertà d'espressione è dire quello che la gente non vuole sentirsi dire - George Orwell
Jesus Christ. Who's my saviour? Lose myself in gods death. No! I can't bear all this pain. I had watched the snow all day. Falling. It never lets up. All day falling. I lifted my voice and wept out loud: "So this is life?" - My Dying Bride, The snow in my hands
Tutto è già cominciato prima, la prima riga della prima pagina di ogni racconto si riferisce a qualcosa che è già accaduto fuori dal libro - Italo Calvino
La cosa più difficile a questo mondo? Vivere! Molta gente esiste, ecco tutto - Oscar Wilde
Scrivere è difficile, ma non scrivere è peggio - John Maxwell Coetzee
I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro - Carlos Ruiz Zafòn
E' ricercando l'impossibile che l'uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile, non hanno mai avanzato di un solo passo - Bakunin
La differenza tra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi prendi ordini, in una dittatura non devi perdere tempo a votare - Charles Bukosky
No light in the darkness is too small to see / there's always a sparkle in life if you just believe - Within Temptation, Deceiver of fools


Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore - Stefano Benni
In questo mondo devi essere matto. Se no impazzisci - Leopold Fetchmer
Occorre avere un caos dentro per generare una stella danzante – Nietzsche
I libri che il mondo chiama immorali sono quelli che rivelano al mondo la sua vergogna - Oscar Wilde
Capite signore....non è delle cose che amo parlare, ma del significato delle cose. E mentre seggo su questa panca e mi guardo intorno so di essere vivo... - Ray Bradbury (Farenheit 451)
O si pensa o si crede - Schopenhauer
Sii il mio spirito tu, spirito fiero!/Spargi sull'universo i miei pensieri/come foglie avvizzite a nuova nascita!/Sommuovi con il fascino di questi/versi come da un ceppo inestinguibile/e ceneri e faville in mezzo agli uomini./E per la terra ancora addormentata/sii traverso le mie labbra la tromba/di una profezia. L'in...verno viene/ma può la primavera essere lontana? - Shelley, "Al vento del'Ovest"
I believe behind confusion awaits the truth for us, past the obstackles we face, I value our life and trust - Death, Destiny
I fanciulli trovano il tutto in niente, gli adulti il niente in tutto - Leopardi
Chi sogna di giorno sa molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte - Poe
Cerchiamo l'infinito e troviamo sempre cose - Novalis
Non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo - Voltaire
Potranno recidere tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera - Pablo Neruda
L'aquila non può levarsi in volo dal piano terra; bisogna che saltelli faticosamente su una roccia o su un tronco d'albero, ma da lì si lancia alle stelle - Nietzsche
Non v'è principio, per quanto giusto e ragionevole, il quale, se lo si esageri, non possa condurci alle conseguenze più funeste - Camillo Benso di Cavour
La letteratura non serve per conoscere, ma è in se stessa una conoscenza - Claudel
Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle - Voltaire
Il tempo è denaro, ma il denaro non è tempo - Fred Uhlman
L'uomo produce il male come le api producono il miele - William Golding
Preferisco essere protagonista della mia tragedia che spettatore della mia vita - Oscar Wilde
Tutto è già stato pensato, il difficile è ripensarlo - Goethe
Il mondo visibile non è più una realtà e il mondo invisibile non è più un sogno - William Butler Yeats
Il peggior nemico della creatività è il buon gusto - Pablo Picasso
Mi piace fermarmi davanti alle vetrine dei librai e scorrere con gli occhi i volumi allineati cercando di fissarmi bene nel cervello l’immagine di quelli che più vorrei avere - Antonio Gramsci
Children grow up / parents grow old / man's wives become mothers to the son / Sunna hides / Mani glows / stars are watching over us / Moonlight / you keep me safe at night / and I know you're here if I fall / Starlight / show me the way in the dark / and I know you're here when I call - Leaves' Eyes, id.
Quando un lettore ha esaurito le parole, ha chiuso il libro e lo ha risposto nello scaffale, continuano ad agire in lui le inquietudini, i dubbi, i pensieri, le prospettive, le immaginazioni, i turbamenti trasmessi dalla lettura del libro. Se questo non avviene lo scrittore ha fallito il suo scopo - Luigi Malerba
Un racconto (...) è la lettera che un autore scrive a se stesso per mettere a nudo la propria anima - Carlos Ruiz Zafòn
Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno - Einstein
Press my face in the dirt, see how long I can hold my breath / pour some salt in my wounds, I am just someone who doesn't fit in your world / how can I smile with your gun to my head, how can I reach out if you're holding me back / I am just so tired of everyone' who's trying to save me / just save yourself... / fade away, I wanna fade away - Pain, Fade away
L'egotista ignorante vuole soltanto ciò che vuole. Dategli un'educazione religiosa, e per lui diventa ovvio, diventa assiomatico, che ciò che egli vuole è ciò che Dio vuole - Aldous Huxley, I diavoli di Loudun
I am rising as I am fallind, silent as calling - Borknagar, Future reminiscence
L'egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma nell'esigere che gli altri vivano come pare a noi - Oscar Wilde
Fa rumore, un pensiero, e il piacere di leggere è un retaggio del bisogno di dire - Daniel Pennac, Diario di scuola
E' meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente - Voltaire
Il compito attuale dell'arte è di introdurre il caos nell'ordine - Theodor Wiesengrund Adorno
Leggere, come io l'intendo, vuol dire profondamente pensare - Vittorio Alfieri
Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima - Cicerone
Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere - Charles Baudelaire
Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli - Emilio Salgari
Leggo per legittima difesa - Woody Allen
La serietà mi è sempre parsa una cosa molto ridicola - Pirandello
Il mondo ha molti re e un solo Michelangelo - Pietro Aretino
Burning records, burning books / holy soldiers, Nazi looks - Iron Maiden, Holy smoke
Con quanti nomi puoi chiamare Dio? Puoi chiamarlo, se vuoi, in mille maniere: Dio, Visnu, Ugo, Krisna, Giove, Allah...Tanto... non ti risponde - Corrado Guzzanti
Non si può insegnare filosofia,ma si può insegnare a filosofare - Socrate
Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare - Nietzsche
L'opera d'arte non è per sé così naturale: è invece essenzialmente una domanda, un'apostrofe
rivolta ad un cuore che vi risponde, un appello indirizzato all'animo e allo spirito - Hegel
Ubi dubium, ibi libertas - proverbio latino (dove c'è dubbio, c'è libertà)
Poichè un sognatore è colui che vede la sua strada solo al chiaro di luna, la sua punizione è vedere l'alba prima del resto del mondo - Oscar Wilde
Nella sua grandezza il genio disdegna le strade battute e cerca regioni ancora inesplorate - Lincoln
Il sonno della ragione genera mostri - Goya
Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo - Leopardi
Mi considero un uomo comune, eccetto per il fatto che mi considero un uomo comune - Montaigne
"The gods are great, I am the greatest" / Mother of earth, mother of all / Father of air, father of all / Father in flames / Sister of seas / Gods of my world, behold.../ Pour rain on the fire / The fire that burns / the day of my birth / Gods of my world, behold.../ Aflame my desire / to grow and to breed / The wisdom I need - Borknagar, Gods of my world
Nell'ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla - Virginia Woolf
Le religioni sono come le lucciole, per splendere hanno bisogno delle tenebre - Schopenhauer
La vita è la farsa che tutti devono sostenere - Rimbaud
The light at the end of the world burns bright for miles and miles / yet tends the man its golden glow in misery all the while - My Dying Bride, The light at the end of the world
E' impossibile svegliare chi fa finta di dormire - proverbio
L'Heavy Metal è quel tizio vestito di nero che si vede in certi tipi di western. L'Heavy Metal è lo straniero senza nome - Dave Mustaine, da Luca Signorelli, L'estetica del metallaro
Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire - Italo Calvino
I hear the angels sing / Despite the facts are clear: it cannot be what we can't see / I must admit it sounds so sweet - Blind Guardian, Punishment divine
Di tutte le creature di Dio ce n'è solo una che non può essere resa schiava dalla frusta. Questa creatura è il gatto. Se si potesse incrociare l'uomo con il gatto, si migliorerebbe l'uno, ma si peggiorerebbe l'altro - Mark Twain
L'elemento pericoloso dei divieti: che ci si fida di essi e non si riflette su quando sarebbero da cambiare - Elias Canetti
Non il colore, solo la sfumatura - Paul Verlaine
L'uomo è l'unica creatura che rifiuti di essere quello che è - Albert Camus
Neppure è accettabile la teoria della violenza preventiva: dalla violenza non nasce che violenza, in una pendolarità che si esalta nel tempo invece che smorzarsi - Primo Levi
Non voglio dimostrare nulla, voglio mostrare - Fellini
Non si deve giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Non dimentichiamo che Giuda aveva degli amici irreprensibili - Paul Valery
L'uomo ha inventato Dio soltanto per non uccidersi - Camus
Quanto più si estende la grande conoscenza dei buoni libri, tanto più si restringe la cerchia degli uomini di cui ci è gradita la compagnia - Feuerbach
Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere - Borges
Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: perchè? Io sogno cose mai esistite e dico: perchè no? - George Bernard Shaw
Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta dall'uomo - Platone
Il Poeta è un ladro di Fuoco - Rimbaud
Non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi - Antoine De Saint-Exupery, Il piccolo principe
Tra uccidere e morire c'è una terza via: vivere - Christa Wolf
Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi - Bertrand Russell
Vorrei vivere per studiare, non studiare per vivere - Francis Bacon
Ogni inizio è solo un seguito, e il libro degli eventi è sempre aperto a metà - Szymborska
C'è qualcosa d'insolitamente sacro nel sale, se è contenuto nelle nostre lacrime e nel mare - Rimbaud
Il mondo è una mia rappresentazione - Schopenhauer


Which Marauder are you?

Quale personaggio di Harry Potter siete?
Gli sticker sul Signore degli Anelli presenti in questa colonna, compresa l'immagine più in alto, vengono dal bellissimo sito http://arwen-undomiel.com
Disclaimer
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2 settembre 2010
Lara Manni - Esbat
Ho letto Esbat per due motivi: perché mi è stato consigliato da amiche fidatissime e non certo "di bocca buona", e perché seguo da tempo il blog dell'autrice, http://laramanni.wordpress.com/, sempre ricco di spunti e osservazioni interessanti. Ebbene, non posso che confermare il giudizio positivo con cui mi era stata suggerita la lettura. Esbat nasce da una fanfiction di Inu Yasha, ma è perfettamente indipendente da questo tipo di derivazione. Sospeso tra Giappone e Italia, racconta la vicenda di una famosissima autrice di manga, la Sensei, che nel momento di concludere una serie di enorme successo si trova ad affrontare uno dei suoi personaggi, in carne e ossa. Scopre così di non aver inventato la propria storia, ma di averla vista, interferendo con un altro mondo, reale quanto il nostro, piegando i personaggi alla sua volontà. E ora il bellissimo e gelido demone Hyoutsuki pretende di essere liberato dall'influenza dell'autrice, che con le sue scelte lo costringe a comportarsi in modo diverso da quella che è la sua natura. Parallela alla storia della Sensei, donna di mezza età che riscopre il desiderio, e quanto può diventare crudele nella brama di soddisfarlo e non rinunciare allo splendido demone che l'ha visitata, seguiamo la vicenda di Ivy, studentessa adolescente che ha un rapporto difficile tanto con la madre quanto con le compagne. Ancora incerta su quello che diventerà, sospesa tra l'infanzia e l'età adulta che si avvicina, Ivy scoprirà a sua volta quanto il personaggio del suo manga preferito sia reale...
Nonostante venga usato il presente come tempo di narrazione, una scelta stilistica che solitamente non amo, Esbat è riuscito a conquistarmi lo stesso. Alcune parti mi sono sembrate meno riuscite di altre - ad esempio, ho trovato più efficaci quelle ambientate in Giappone, che seguono la Sensei, rispetto a quelle dedicate a Ivy, più convenzionali nel delineare il rapporto tra la ragazza e le "amiche" che poi la tradiranno, e nel descrivere la magia. Ma non c'è dubbio che Esbat sia un libro forte, che sa colpire allo stomaco, al cuore e alla testa; e non mi riferisco tanto ai dettagli cruenti - quando c'è da versare sangue, lo si fa, e senza indorare la pillola, per fortuna - quanto alle passioni, ai tormenti e ai dubbi che vengono messi in campo, e che ci permettono di empatizzare con i personaggi anche quando sbagliano (e quanto gravemente!) E' questo che mi è piaciuto - non facili risposte, non "morale a poco prezzo", non lieto fine a tutti i costi, ma la difficoltà di invecchiare - o di crescere, di rinunciare - o di capire. Non mancano tantissimi richiami a film e libri - a Stephen King, su tutti, che viene omaggiato in modi più o meno scoperti (si cita apertamente Misery, ad esempio, ma credo non sia un caso che la compagna crudele di Ivy si chiami Chris, come la ragazza che più tormenta Carrie nell'omonimo romanzo dell'autore americano). E' un collage di atmosfere, Esbat: fantastico, giallo, horror. Ed è un collage di desideri: di amare ed essere amati, di cambiare e di essere accettati.
E non importa se il fantastico viene troppo spesso ignorato dai critici "seri" (salvo qualche eccezione, certo), o considerato un "genere - sentite il sottile disprezzo che filtra in questa parola? - per bambini, commerciale". Io continuo a essere convinta di quello che mi avrete sentito ripetere mille volte durante le presentazioni, che così come, per Lucrezio, la poesia era il miele di cui cospargere il bordo della coppa che conteneva l'amara medicina della filosofia, allo stesso modo il fantastico, l'oscuro, il sogno, è una patina affascinante, piacevole, certo, intrigante, sotto la quale, tuttavia, c'è molto di più: domande, ansie, ricerca. No, per favore: non giudicatelo solo un volo della fantasia, una fuga dalla realtà. Piuttosto, come diceva Tolkien, un'evasione del prigioniero; non per rifiutare la vita concreta, per nascondersi e sognare di mondi scioccamente meravigliosi e infantili, ma per cercare di comprendere, sempre e comunque, quella strana creatura che è l'uomo, gli incubi e i sogni che sono parte imprescindibile di paure, debolezze, desideri e forza. Metafora? A ciascun autore la risposta. Certo, anche in compagnia di demoni, calpestando terre altre, si cerca sempre e comunque una qualche verità.
| inviato da Aislinn il 2/9/2010 alle 10:38 | |
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1 settembre 2010
Un giorno alle Poste
Ho visto l'orrore. Lo so, è anche colpa mia. Sono andate in Posta oggi che è giorno di pensioni. Ma proprio dovevo farlo, non potevo rimandare. Entro. Coda immensa in ufficio di quartiere, che è piccolino. Macchinetta per i numeri: rotta. Sospiro, mi metto in fila, ringraziando di non aver scordato l'iPod. Nell'ora e mezza successiva, si accavallano i seguenti avvenimenti: vecchiette che ogni due minuti parlano di quale sia il loro turno, e "sono dietro a quella signorina con gli auricolari" (ci sento lo stesso, la musica è bassa). Anziano che inizia a fare il sarcastico e protesta per la mancanza dei numerini eliminacode. Signori pure di età avanzata che vanno avanti e indietro tranquillamente spostandoti con la mano per passare, ovvero ti spingono per il braccio e proseguono spediti. Altri signori che emanano una puzza di non lavato che vi raccomando - avevo voglia di arrampicarmi sui muri. Signora che mi tocca i capelli, "e quanto sono belli, e me ne dà un po'?" e io a sforzarmi di rispondere cortese nonostante l'immenso fastidio che mi provoca quando mi tirano i capelli - aggravato dall'accoppiata Solite Banalità & Nervosismo pregresso dovuto all'attesa. Con il signore polemico che mi consiglia di rasarmi perché un aggressore potrebbe afferrarmi per i capelli, se li porto così lunghi (!) e poi prosegue a litigare sul posto in coda con un altro tizio, mentre finalmente arriva il mio turno. Il sollievo di sbrigare quello che dovevo mi restituisce un po' di serenità. Riesco a scherzare con l'mpiegata - per fortuna mi è toccata la migliore - e alla fine la saluto con un "In bocca al lupo per la giornata!" che la fa ridere. Quantomeno la conclusione del "film horror" è positiva, stavolta.
| inviato da Aislinn il 1/9/2010 alle 10:48 | |
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31 agosto 2010
Unsun, "Clinic for dolls"
Come vi ho scritto, ho iniziato a collaborare con Metal Wave. Dopo l'intervista a Marcus dei Blind Guardian, ecco una prima recensione: Clinic for dolls, nuovo album degli Unsun.
Nuova fatica per i polacchi Unsun, noti per la presenza nella band dell'ex chitarrista dei Vader, "Mauser" Stefanowicz.
L'inizio dell'album, con The lost way, è subito chiaro nel presentarci
le coordinate del gruppo e il tipo di sound che possiamo aspettarci:
chitarre spesse, ma abbondanza di melodia grazie alla limpida voce di
Aya Stefanowicz, che traccia ritornelli sempre orecchiabili. Più
cattiva la title track Clinic for dolls, con il piano a sottolineare in
sottofondo il ritornello e alcune soluzioni che mi sembrano rendere
questo uno degli episodi migliori dell'album. Interessanti anche...
Seguite il link per leggere l'intera recensione direttamente sul sito di Metal Wave.
Guardate su Youtube il video Whispers, dall'album precedente The end of life.
| inviato da Aislinn il 31/8/2010 alle 16:36 | |
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30 agosto 2010
Non ci si annoia, no
Tante, tante, tante cose da fare. Preparo recensioni e interviste per Metal Wave (vi avevo segnalato il mio profilo da collaboratrice, qui?) Cerco informazioni. Attendo news su più fronti.
E, negli intervalli, ho uno spinoso finale su cui concentrarmi. Al momento il mio dubbio è: ho un personaggio minore da ammazzare e non so come. Brutale? Ma è così che va. Quello che so è che vorrei che questa morte acquisisse un senso, diventasse un punto importante del lungo finale che mi attende, pur fermo restando lo status di "minore" del personaggio in questione. Potrebbe trasformarsi in un momento cruciale, se riesco a capire come incastrarlo nel tutto, quando e come avverrà. La soluzione? Raccontare, "lasciar correre i personaggi" (mi torna in mente Bradbury, ricordate? Non inseguire le idee, farsi inseguire), vedere che succede, finché non arriverà l'illuminazione che dia valore ai frammenti di scena già presenti nella mia testa.
Poi devo: leggere un lungo racconto per una Socia - sono colpevoleee non mi ci sono ancora dedicata, Splendida, anche se me lo ero portato dietro in vacanza, ma rimedierò! - leggere un'altra marea di roba, recensire le letture "islandesi" (Lara Manni e Francesco Dimitri, non so se mi spiego!) Insomma, spero di trovare il tempo di respirare, ogni tanto...
| inviato da Aislinn il 30/8/2010 alle 14:30 | |
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26 agosto 2010
Nightmare (?)
Premessa. Nightmare on Elm Street, l'originale, non è uno dei miei film "cult": me lo sono persa quand'ero piccola, e anche se poi mi sono vista in dvd tutta la saga, non mi sono mai affezionata a questo horror quanto, ad esempio, ad altri classici Anni Ottanta come Ammazzavampiri. Se, dunque, la prospettiva del remake di quest'ultimo mi fa rabbrividire - le prime indiscrezioni mi fanno temere il peggio - ho potuto affrontare la rivisitazione di Nightmare senza particolari emozioni coinvolte. Più o meno come tutta la visione del film. La storia è nota, e quella resta. L'origine di Freddy Krueger, la sua morte e il ritorno come creatura malvagia, pure, anche se tocca assistere alla pantomima dei personaggi che "indagano" (per qualche minuto, quanto meno, viene il sospetto che Freddy fosse innocente dei delitti di cui era accusato da vivo. Ho sperato fosse così: sarebbe stata una variazione interessante, capace forse di dare un altro spessore alla vicenda. Ovviamente, il film non osa spingersi tanto in là. Il cattivo è Cattivo, punto.) I personaggi sono i soliti studenti liceali che sembrano trentenni. La protagonista, Nancy, viene fuori "alla distanza", perchè all'inizio ci concentriamo su altri, sbudellati proprio quando pensi possano diventare importanti. E poi? Noia. Qualche scena bellina, qualcuna identica all'originale (il cadavere nel sacco di plastica, trascinato sul pavimento). C'è sangue, sì, e c'è qualche battuta simpatica di Freddy (del quale non ho apprezzato particolarmente il nuovo make up. Non mi sembra che abbia la forza iconica dell'originale). Però non si crea mai vera tensione, ecco. Non mi sono presa a cuore la sorte dei personaggi, non ci sono mai state sorprese - il solito finale con spavento conclusivo è stato tanto scontato quanto prevedibile. Non sono contraria per principio ai remake, così come non sono ostile a priori ai film tratti da romanzi. Ma se non si racconta nulla di nuovo, se non si riesce a coinvolgere, allora sì che il remake diventa solo una scusa per coprire la mancanza d'idee sfruttando un "marchio" e qualche effett(acci)o speciale.
P.S. Già che siamo in tema di horror, in questo post G. L. D'Andrea parla di El dia de la Bestia, film spagnolo di qualche anno fa. Dategli un'occhiata: io l'ho visto da ragazzina e mi ci sono divertita, tutto sommato. Anche se il moderno filone esorcistico-religioso mi infastidisce ("uuuh, il Demonio, BUH!") e proprio non riesco a "sospendere l'incredulità" durante la visione di certe pellicole di questo tipo, El dia de la Bestia lo rivedrei volentieri, per l'ironia che condisce la crociata del pretino che vuole fermare l'Apocalisse, aiutato dal "solito metallaro".
| inviato da Aislinn il 26/8/2010 alle 20:56 | |
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25 agosto 2010
L'ultima notte in Islanda
Mentre vi scrivo, non posso negare un po' di malinconia. La vacanza è quasi giunta al termine: domani pomeriggio ci aspetta un aereo, all'aeroporto di Keflavik. E anche se sono contenta di tornare al calduccio, a casa, penso a tutte le meraviglie che ho visto, ai luoghi dove vorrei passeggiare ancora e ancora, alla magia di questo Paese, l'Islanda, e vorrei portarne un po' con me. Stamattina sveglia presto, perché alle nove dovevamo essere a Dulvik, dove ci attendeva un battello per il whale watching. Eh già: accompagnare i turisti in cerca delle balene è una delle attività tipiche, qui nel nord dell'isola. Occorre essere fortunati, e ben coperti, oltre che pronti ad affrontare rollii e becheggi, ma credetemi, ne vale la pena. Il cielo era diviso tra fasce azzurre e strati di nuvole, e non mancava il vento. Sulla piccola barca eravamo circa una ventina di turisti. La navigazione è durata circa tre ore, nel fiordo, tutti a occhi spalncati ad attendere che dalle onde grigio-blu spuntassero delfini, o, chissà, delle pinne più grandi... Ed eccole! Difficile descrivervi l'emozione. Dorsi scuri, silenziosi ed eleganti mentre emergono dall'acqua e tornano a immergersi in un arco elegante, e tu attendi di vederli ricomparire più in là, ed eccoli che tornano, due, tre, quattro volte... per poi sparire negli abissi. Occorre essere rapidi, perché le balene si mostrano per pochissimo - e anch'io sarei ben restia a salire in superficie, considerando che al primo avvistamente due barche mi piombano addosso per portare una folla di umani vocianti a guardarmi. Gli istanti in cui una di queste splendide creature si fa vedere, però, sembrano dilatati, infiniti, nonostante la velocità con cui passano. Poi si resta attenti, a commentare, pieni di emozione e incanto, e insieme ansiosi di scorgerne un'altra. E io, allora, pensavo a quante meraviglie erano lì, a pochi metri, sotto di noi, nascoste, anzi, protette da metri e metri di acqua scura e gelida. Meraviglie che nuotano nel silenzio del blu più profondo, e quasi mi pareva di immergermi con loro... La seconda e la quarta delle quattro balene avvistate, le ho scorte io per prima, e ancora mentre lo scrivo provo quel tuffo al cuore, l'eccitazione e insieme il timore reverenziale. Prima di tornare in porto, la barca si è fermata per consentire ai turisti desiderosi di farlo di provare a pescare. Anche Clode si è cimentato, e ha preso ben due cod decisamente grandini, in un colpo solo! La canna infatti aveva due esche insieme. Con altri quattro, cod, coalfish e haddock, questi pesci sono stati il nostro pranzo, sulla griglia, conditi con una salsa al burro e alle erbe, appena sbarcati, là sul molo. Inutile dire che avevano un sapore divino! Allora, il freddo - davvero tanto freddo, credetemi - è stato dimenticato. Tornati ad Akureyri, abbiamo girato per la piccola cittadina e i suoi (pochi) negozietti e ci siamo scaldati con caffè lungo e torta. Il posto è davvero piccolo, e sembra che ci sia ben poco da fare - mi chiedo come sarà vivere qui, lontano da tutto, nel pieno dell'inverno, quando mancano persino i turisti. E ora mi accingo a dormire, per l'ultima volta in terra islandese. Almeno fino al prossimo viaggio. E ho tante, tante immagini nella mente e nel cuore, tanti colori, tante bellezze così splendide da sembrare appartenenti più ai sogni che alla realtà. Alcune foto di Clode: l'altra barca che si dedicava al whale watching e due simpatici troll di Akureyri.


| inviato da Aislinn il 25/8/2010 alle 0:32 | |
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24 agosto 2010
L'Islanda del fuoco, sotto la pioggia
Ho scritto più volte che gli dei ci sono stati favorevoli, donandoci splendide giornate di sole in questi giorni islandesi. Oggi, però, sembravano parecchio scocciati e con la luna storta, visto che il temporale della notte si è protratto per quasi tutta la giornata (attraverso circa 250 Km di paesaggio). Eh, sì. Oggi che avevamo un mucchio di cose da vedere, la pioggia ci ha accompagnato. Prima attraverso la lunga sterrata per Dettifoss, la cascata più grande d'Europa, dalle acque scure e il flusso imponente sotto il cielo grigio: rabbrividendo nell'impermeabile, sono rimasta a contemplarne la potente bellezza, le nubi di goccioline che si diffondevano per metri e metri, il salto profondo. Il freddo che ho sentito qui, però, è stato niente rispetto al gelo della passeggiata attraverso la regione vulcanica del Krafla. Una contraddizione? No, davvero. La zona è piena di crateri che mostrano le colate laviche di un tempo, di rivoli e laghetti di acqua bollente - quell'acqua azzurrina e lattigginosa che abbiamo già visto alla Blue Lagoon. Ma oggi tirava un vento da far paura, l'acqua spioveva addosso e sentivo la faccia congelata. Tuttavia, il paesaggio fino al Leirhnjùkur, un cratere grande e dai colori variegati, è stato interessante... anche se avrei preferito ammirarlo sotto il sole! Dopo una sosta per il pranzo nel piccolo paesino di Reykjahlid, al grazioso locale Gamli Baerinn (assaggiate la torta al cioccolato con panna, mmm!) il viaggio è proseguito nella zona del lago Myvatn, che è letteralmente zeppa di luoghi interessanti, legati all'Islanda del fuoco. Abbiamo solo una giornata, cerchiamo di sfruttarla bene. E ci dirigiamo verso Dimmuborgir. No, non verso i Dimmu Borgir, il gruppo black metal, ma verso la regione da cui immagino che la band possa aver preso il nome. Si tratta di un parco davvero vasto, dove percorrere infiniti sentieri di ogni tipo - da quelli semplici, larghi e ben segnati, ad altri più contorti e sottili, ad altri che portano ad arrampicarsi sulle rocce. Perché questa è l'attrazione: pinnacoli di pietra, massi, montagne, archi naturali, caverne nere, formati dalla lava solidificata, metri e metri che ti sovrastano e ti stupiscono per la loro bellezza. Un paesaggio fiabesco, incredibilmente suggestivo, soprattutto se vi perdete dove non giungono altre voci umane e l'unico suono è quello dei vostri passi, e il ticchettio di una pioggerella sottile. Mi sembrava di muovermi in un'illustrazione di Brian Froud: ogni collina rocciosa, ogni sasso, ogni pilastro pareva avere mille volti, occhi benigni, curiosi oppure ostili, bocche mute. Seguendo i paletti azzurri, ci siamo immersi tra cavità che mostravano oscuri recessi e portali naturali, arrampicandoci lungo vie non proprio accessibili, saltando di pietra in pietra... per poi scoprire, una volta tornati sulla via principale, che avevamo imboccato il sentiero "difficile" senza neanche accorgercene! Il tempo vola: a malincuore lascio questo angolo magico. Lungo la strada per la nuova meta, facciamo ancora tappa a Skutustadagigar, un nugolo di craterini accanto a un piccolo lago. E poi via, verso Akureyri, la seconda città d'Islanda, nel nord. Molto graziosa, a prima vista, e anche la pioggia sembra averci dato tregua: ma vi racconterò di più al prossimo post. Però vi anticipo: ho assaggiato finalmente un altro piatto tipico locale, il puffin o pulcinella di mare. Mah! Andava provato, una volta nella vita; non è male, ma insomma, non così buono da giustificarne la cucina! Ecco alcune foto di Clode:

| inviato da Aislinn il 24/8/2010 alle 1:16 | |
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23 agosto 2010
Seydisfjordur
Lasciato l'ostello di Hofn dopo un'abbondante colazione, si riprende la strada lungo la costa orientale, verso nord. I paesaggi sono sempre meravigliosi, infinite cartoline da ammirare una dopo l'altra, sotto lo sguardo paziente delle pecore e dei cavalli. Rischiamo anche una piccola scorciatoia, lasciando la strada 1 per una "gravel road", una sterrata che ci consente di risparmiare un bel po' di chilometri, salendo fino ad altezze considerevoli e scendendo poi di nuovo sull'altro fianco di una montagna. La meta è Seydisfjordur, delizioso porto da cui partono i traghetti per, ad esempio, le Far Oer (che un giorno vorrei proprio visitare... ma in aereo, grazie). L'ostello da cui vi scrivo ora è carinissimo, molto semplice e senza particolare fascino all'esterno, ma all'interno tutto in legno, con camerette davvero graziose. Dopo un pranzo veloce (hamburger e patatine, ahimé: molto più facile trovare questi che il "cibo locale") affrontiamo una lunga escursione a piedi nell'area del Vestdalur, una riserva naturale. Dobbiamo trovarla ed esplorarla con le poche indicazioni della guida: cartelli non se ne vedono. Dopo un pezzo di sterrata, il sentiero inizia ad inerpicarsi sempre più accidentato, e spesso ci tocca "fare gli stambecchi", anche perché decidiamo di esplorare da vicino una splendida cascata. Siamo soli, all'avventura: ma nulla è più bello che godere di questi prati di un verde brilante sotto il sole, dei tanti torrenti che disegnano linee sinuose sull'erba, delle waterfalls di cui ci siamo riempiti gli occhi, e dell'insenatura di Seydisfjordur in lontananza. Saliamo e l'aria è pura, fresca, l'acqua dei torrenti limpidissima e deliziosa da bere. Credetemi, un piccolo paradiso a portata di mano. Passano le ore e a stento me ne accorgo, nonostante non sia particolarmente appassionata di camminate e trekking. Ma d'improvviso il vento si fa più forte, il cielo diventa grigio, i colori sembrano spegnersi in toni più opachi: capiamo che è meglio affrettarsi. Scendiamo di nuovo verso l'ostello, all'arrivo calcoliamo di aver camminato circa tre ore (con pausa per accarezzare un gruppo di cavalli curiosi che pascolavano vicino al sentiero). Dopo una cena a base di "catch of the day", di pesce fresco al centro culturale Skaftfell (nome pomposo, in realtà un localino quasi deserto e in linea con il paese: tranquillo, tranquillissimo...) si torna in camera. A riposare: domani sveglia presto, lungo la strada per la nostra nuova meta ci saranno un mucchio di cose da vedere! Alcune foto di Clode:
| inviato da Aislinn il 23/8/2010 alle 0:52 | |
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23 agosto 2010
Papey
Ho saltato un giorno, in questo mio diario d'Islanda, ma oggi cercherò di rimediare. Ieri, il 21 agosto, abbiamo affrontato di nuovo la strada per giungere al paesino di Djupivogur, sulla costa orientale. Arrivarci da Hofn è questione di un'oretta e mezza, ottima scusa per godersi il paesaggio, tra cavalli, insenature affollate di cigni, e un'imprevisto e meraviglioso arcobaleno. Montagne verdi e rocciose e le immancabili, numerose cascatelle ci hanno accompagnato fino al paese. Pranzo a base di salmone e poi via, sulla barca che porterà noi e una dozzina di altri turisti all'isola di Papey. Il mare è abbastanza tranquillo e la giornata piena di sole, nonostante il solito vento. L'unico modo per raggiungere l'isola è questa visita organizzata di circa quattro ore, due di barca, tra andata e ritorno, e due di camminata nei luoghi notevoli, accompagnati dalla guida, nel nostro caso il simpatico e poliglotta (parla molto bene italiano) Gunnar. Con noi, una coppia di australiani di mezza età, con la quale imbastiremo un'interessante discussione di politica (erano sbalorditi, nel sentir descrivere la situazione italiana e il monopolio mediatico che vige da noi), olandesi, tedeschi, e un nutrito gruppo di italiani dall'accento romano (padre ansioso di fare lo splendido e mostrare il suo sapere, figli adolescenti, moglie, amici), Gunnar ci conduce dai resti di abitazioni antiche al faro, dai luoghi dove è possibile vedere le pulcinelle di mare (ma non adesso, siamo in ritardo: migrano a fine luglio) alla più antica chiesa di legno islandese, raccontando la storia della famiglia che qui ha abitato a lungo, le leggende sullo hidden people, il "popolo nascosto" che vive in Islanda. Qualche volta lo aiuto a tradurre le sue spiegazioni per gli altri turisti italiani, quando gli manca qualche parola, ma si parla anche del clima islandese, di cibo, di come ormai sia difficile trovare alcuni piatti tradizionali islandesi, del Saegrefinn/Seabaron di Reykjavik, di come la pizza islandese sia spessa e più piccola della nostra (non ho osato assaggiarla, all'estero voglio mangiare il cibo locale, ma l'ho vista spesso servita ad altri). Al ritorno in barca, sostiamo anche presso alcuni scogli dove riposano delle splendide foche. Il mare è un po' più mosso, le onde che arrivano a schizzarci sono gelide, ed è con un certo sollievo che, tornata a riva, posso godere del riscaldamento dell'auto. La strada per tornare a Hofn è lunga: cena al Kaffi Hornid, uno degli unici due o tre locali tra cui scegliere, e poi controllata alle valigie. Il giorno seguente ci aspetta un'altra tappa. Ecco alcune foto di Clode: l'arcobaleno lungo la strada per Djupivogur e immagini dall'isola di Papey.

| inviato da Aislinn il 23/8/2010 alle 0:6 | |
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21 agosto 2010
Nella natura - ghiacciata
Nonostante la stanchezza, eccomi puntuale per un nuovo aggiornamento. Questa notte, e la prossima, dormiamo a Hofn, un paesino - come al solito - nell'Islanda sud-orientale. Si tratta di un porto tranquillo, poche strade con ostelli e due o tre locali appena; e gli immancabili turisti italiani, ovvio. Non siamo certo gli unici che si spingono fin qui. Dopo una mattinata di viaggio tranquillo sulla Hringuvegur, la strada di cui vi ho parlato, e che circonda l'Islanda, abbiamo ammirato un paesaggio splendido, di prati dove non si scorge presenza umana a perdita d'occhio, alture rocciose, collinette, spaccature nel terreno, torrenti, cascate, soprattutto una, davvero bella, che ci siamo fermati ad ammirare. Quindi siamo arrivati allo Skaftafell, un enorme parco nazionale, visitatissimo, noto per il ghiacciaio Vatnajokull e per la cascata Svartifoss. L'abbiamo raggiunto dopo una quarantina di minuti di camminata in leggera salita su un sentiero ben tracciato, tra distese erbose, torrentelli e rocce: dal parcheggio alla cascata occorre percorrere circa un chilometro e mezzo. La Svartifoss è davvero bella, meno imponente di altre visto nei giorni precedenti, ma sullo sfondo di una sorta di "sipario" naturale di pietra nera, le tipiche rocce vulcaniche dalle linee squadrate, che mi ricordano un po' quelle del Giant's Causeway irlandese. Ripresa la strada, si arriva allo Jokulsarlon, una meraviglia di laguna a sud del Vatnajokull, spazzata da un vento gelido (per la prima volta da quando sono giunta in Islanda, oggi ho sentito davvero il freddo!) Qui è possibile ammirare iceberg più o meno grandi, e se si è fortunati e nel periodo giusto anche le foche. Abbiamo fatto un giro su una barca-anfibio attraverso il lago, accompagnati da una guida che ci ha parlato dell'origine dello Jokulsarlon (con il solito umorismo locale. "Sapete perché alcuni ghiacciai sono anneriti? Per le ceneri vulcaniche, ma non quelle dell'Eyjafjallajokull, quelle vanno tutte in Europa". Ahah.) Uno spettacolo di bianco, grigi, azzurri e blu, che abbiamo anche potuto... toccare con mano, come vedete nell'ultima foto. Aria purissima, acque limpide, paesaggi che non avrei mai immaginato di ammirare così da vicino. Arrivati a Hofn, abbiamo trovato ancora un vento gelido - eppure, in una piscina esterna con tanto di scivoli, dei pazzi nuotavano e si tuffavano, alle sette di sera! Xon 9 gradi appena! Passi vedere gente in t-shirt a Reykjavik con il sole, ma questo per me è troppo! Rabbrividendo, ci siamo infilati in un grazioso locale dalle pareti di legno, a gustare i langoustine, gli scampi, all'aglio. Eccovi alcune foto di Clode. A presto!

 
| inviato da Aislinn il 21/8/2010 alle 0:50 | |
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20 agosto 2010
L'Islanda del sud
Salve a tutti. Mentre scrivo, qui a Vik sono quasi le undici di sera (quasi l'una in Italia) e sono... stanca morta. Non so nemmeno se riuscirò a postare questo "pezzo", perché la connessione, all'ostello della gioventù dove mi trovo, va e viene... Incrociamo le dita! Questa mattina abbiamo lasciato Reykjavik e abbiamo iniziato ad esplorare l'Islanda in auto. Una macchina con il cambio automatico, peraltro, cosa che ci ha lasciato un po' spiazzati: teoricamente è molto più semplice che lavorare di marce & frizione, ma occorre abituarsi. In Islanda, il limite massimo sulle highways - che raramente assomigliano alle nostre autostrade, finora solo intorno alla capitale ho visto strade con più di due corsie - è solo di 90 Km. La road 1, che permette di percorrere tutto il perimetro dell'isola ed è senza dubbio la principale, sembra al massimo una nostra tangenziale, o anche meno. Una volta imboccata questa, si può arrivare senza troppe difficoltà più o meno ovunque (o almeno per ora è stato così, vedremo nei prossimi giorni!) Prima tappa è stato il paesino di Stokkseyri: praticamente quattro strade e poche più case, sul mare. A parte ammirare le acque blu quanto il cielo e mangiare nell'unico localino in vista, non c'è molto da fare: con l'eccezione del Draugasetrid, dove un'audioguida vi fa ascoltare storie di fantasmi durante un percorso tra stanze addobbate con manichini in tema. Niente di speciale, ma qua e là grazioso, come in una delle camere, dove si chiede al visitatore di sollevare una certa pietra, e allora... Più bello il tour di Icelandic Wonders, dove tra ampie "grotte" buie, illuminate solo da faretti strategici, ci si trova a passeggiare tra elfi, troll (in procinto di bollire resti umani) e creature magiche. L'allestimento qui è molto più suggestivo che nel "museo dei fantasmi" e quindi merita un giro. Si riparte e, pian piano, dal pieno sole ci si ritrova in una zona più nuvolosa e fredda. Siamo alle pendici del famigerato Eyjafjallajokull, ora tranquillo. Tutto intorno, prati verdissimi, una quantità di cavalli e pecore, fattorie isolate. Si prosegue costeggiando sulla sinistra le alture e, dopo una curva, eccoci in vista della cascata Skogafoss, splendida, da manuale oserei dire: è proprio come chiunque potrebbe immaginarsi una cascata, con l'acqua bianca che precipita dall'alto, si frantuma in nuvole di goccioline, e s'incanala in un largo torrente tranquillo. Uno spettacolo! Si prosegue, ed eccoci a Dyrhòlaey, dove le scogliere suggestive, di roccia scura, formano canali attraversati dal mare e la spiaggia è di sabbia nera. Un altro luogo peculiare e davvero emozionante: non importa il vento freddo che ci sferza, né i 6 Km di sterrato pieno di buche che abbiamo percorso per arrivare fin qui: il paesaggio toglie il fiato. Infine, eccoci a Vik, dove questa notte pernotteremo per poi ripartire domattina, verso altre scoperte. Il villaggetto conta, secondo la guida (di qualche anno fa) meno di 300 abitanti, e non credo che le cose siano cambiate molto. Girelliamo in cerca dell'unico locale raccomandato dalla fedele Lonely Planet, e ci accontentiamo di hamburger - i "piatti tipici" islandesi in realtà sono rari, in tutti questi giorni alcuni non li abbiamo mai visti proposti, altri c'erano ma costavano davvero troppo. Vedremo cosa ci riserveranno i prossimi giorni: proseguiremo verso est e poi risaliremo verso nord, percorrendo l'intero perimetro dell'isola per rivedere poi Reykjavik e l'aereoporto di Keflavik. Per ora, però, abbiamo ancora molto da vedere e diverse giornate prima di tornare a casa. Ecco qualche foto di Clode:


| inviato da Aislinn il 20/8/2010 alle 0:50 | |
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19 agosto 2010
Horses and the Blue Lagoon
Eccoci alla fine di una lunga, intensa giornata. Qui sono le dieci e mezza del 18 agosto, è buio da poco, e nonostante la stanchezza voglio raccontarvi altre meraviglie islandesi. Oggi è toccato a un piccolo tour organizzato, che prevedeva prima una passeggiata a cavallo, poi qualche ora alla famosa Blue Lagoon. Io adoro i cavalli, e questo è un fatto. Purtroppo non ho mai potuto davvero dedicarmi all'equitazione, ma due o tre volte ho avuto la fortuna di cavalcare insieme ad amici e si è trattato di esprienze che mi sono rimaste nel cuore e avrei sempre voluto ripetere. Sono passati anni... e oggi ho potuto tornare in sella. I cavalli islandesi sono piccoli e con criniera e coda folte, adatte ai climi freddi. Il giro è stato meraviglioso; una prima parte tranquilla, per prendere confidenza con l'animale e ricordare quelo che già avevo imparato; la seconda più audace, spesso al trotto e qualche volta in un meraviglioso galoppo. Sembra di volare, in sella: provateci, se ancora non l'avete mai fatto, perché è qualcosa di magico e irresistibilmente affascinante. Ed è stato bello anche chiacchierare con una delle guide (la soddisfazione di ricevere i complimenti per il proprio inglese - yeah! - e la tristezza di sentirsi dire "quando sono stata in Italia invece nessuno lo parlava". Sigh!) Dopo un pranzo leggero, un altro bus ci ha portato alla Blue Lagoon, dove ci si può rilassare grazie alle acque termali a cielo aperto. L'acqua calda, i fanghi per le maschere, i fumi bianchi che si alzano nell'aria, il piacere di una bevanda alla frutta (il mio al blueberry, ma Clode una molto particolare con mango, banana, spinaci - sic! - e chissà che altro) da consumare in acqua, comprata in un bar proprio all'interno dell'immensa piscina... Riuscite a immaginare qualcosa di più rilassante? La sera, infine, per l'ultima cena a Reykyavik, un fish & chips decisamente gustoso, con pesce fresco e ingrendienti di qualità. Resta anche il tempo per una birra allo storico pub Dillon, atmosfera allo stato puro: penombra, ottima musica rock e metal, tavoli di legno e Viking. Un'ultima oretta tranquilla prima dei preparativi: domani lasciamo la capitale e iniziamo a girare l'isola. Al prossimo aggiornamento!

| inviato da Aislinn il 19/8/2010 alle 1:0 | |
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18 agosto 2010
Hafnarfjordur e gli elfi
Stamattina, 17 agosto, è cominciata con una camminata (sotto il sole. Il clima islandese mi sorprende ancora! Gli dei del nord sono davvero benevoli!) verso la fermata dell'autobus, linea s1, che ci porterà al paesino di Hafnarfjordur. E' la terza città d'Islanda per grandezza, ma nulla da stupirsi che venga da chiamarla paesino... Prima che il bus arrivi, tuttavia, facciamo in tempo a vedere una manifestazione, proprio dall'altra parte della strada: alcune persone con cartelli (in islandese, ovvio), maschere o parrucche coloratissime, gettano tozzi di pane sul tetto di un edificio (per attirare i gabbiani, immagino), fanno rumore e gridano slogan incomprensibili. Colgo qua e là spiegazioni contrastanti (una signora mi chiede se parlo inglese e mi chiede di dirle cosa succede, ma io posso solo risponderle yes, I speak English, but I'm a tourist here! E dopo essere stata scambiata più volte per tedesca, francese e addirittura polacca, nel corso dei miei viaggi, aggiungete alla lista che mi hanno anche presa per islandese). Tuttavia, non sono in grado di dirvi di più: saliamo sul bus prima di averci potuto capire qualcosa. Il viaggetto è breve, una mezzoretta. Hafnarfjordur è un graziosissimo porto, un vero gioiellino sotto questo cielo azzurro che rende blu il mare e fa risaltare i colori delle tante casettine così adorabili: verde, celeste, rosso, bianco. Girovaghiamo qua e là, ammirando, per così dire, il Viking Village, un hotel con annesso ristorante che, all'esterno, ha l'aspetto di una casa vichinga, con tanto di decorazioni a testa di drago sputafuoco, una grande statua di Thor, "totem", pietre incise con rune e così via: singoli pezzi belli, ma buttati insieme in modo piuttosto kitsch, accanto agli enormi avvisi con i prezzi delle camere. Vabbe'... Dopo un pranzo a base di bistecca (alta due dita e al sangue), patatine e abbondante salsa bearnese, e un dolce intermezzo con Swiss mocca e fetta di torta (spropositata, ma siamo saggi e previdenti e ne dividiamo una sola in due per non incorrere in un diabete fulminante), tocca al tour Hidden Worlds. La guida è una donna paffuta e dal volto liscio e luminoso da tipica islandese, con capelli corti e bianchi e sorriso da elfo; con gentilezza e maestria recitativa, Sibba, questo il suo soprannome, porterà noi e due coppie di turisti americani con figli in giro per il paese, raccontando storie locali di elfi, troll e folletti. Dopo una prima chiacchierata (durante la quale noi e una delle coppie di genitori ci scambiamo racconti sulle vergogne e le disgrazie della politica dei rispettivi Paesi - solo che loro si lamentavano dei tempi di Bush ormai passati, noi... ok, avete capito) il tour comincia. Sarà un'ora e mezza di passeggiata tra stradine deliziose, parchi piccoli ma splendidi - collinette, rocce, piccole grotte, perfino una collezione di bonsai - allietata dai racconti di Sibba, che riesce ad avvincere i bambini e svela aneddoti locali e tradizioni del folklore islandese. Alla fine, ritorniamo a Reykjavik per un'altra passeggiata tra le strade della città. E rifletto su quanto sto sperimentando qui... L'Islanda è così piccola, la capitale è poco più grande della nostra Novara ed estremamente più raccolta, con poco traffico (i gatti, tutti ben tenuti, con collarino e medaglietta con il nome e pelo morbido e lucido, circolano senza timore per strade con ben poche auto). Tutto qui sembra pulito, le cartacce in terra sono pochissime, le persone sono gentili e sorridenti. Non c'è fretta - ma nemmeno pigrizia. Vivere in un posto così, lontano da tutto, peculiare, che si gode il benessere della modernità (nonostante la recente crisi economica, ok) e la natura splendida, selvaggia ma anche generosa di risorse da sfruttare se si sa come farlo, di sicuro plasma una prospettiva diversa - più serena? - rispetto a quella in cui siamo immersi noi. Ogni angolo è abbellito da dettagli favolosi, che si tratti di dipingere una casa di bianco e blu o di realizzare un murales su un vicolo, e questo nobilitare le piccole cose di ogni giorno con creatività e colori mi ha conquistato. Avremmo qualcosa da imparare anche noi, che corriamo in mezzo allo smog di città grigie e uniformi, dove nemmeno i parchi - piatti, sviliti, senza vigore - rammentano davvero la natura che ci circondava un tempo. Alcune foto di Clode, in attesa di vederle tutte on line:

 
| inviato da Aislinn il 18/8/2010 alle 1:20 | |
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16 agosto 2010
Il Golden Circle
Salve a tutti! Di nuovo per voi da Reykjavik, Flying Viking Guesthouse. La giornata di ieri si è conclusa ancora al Seabaron, ormai affezionata tappa per le nostre cene. Ad assaggiare (gli animalisti mi perdonino) gli spiedini di balena (Moby Dick on a stick,
recita un cartello fuori dal ristorante, con il solito umorismo
islandese). Buonissimi, peraltro, anche se certo impegnativi - non
sempre facili da tagliare e masticare, dipende da quanto la cottura li
ha resi teneri; ma certo sono rossi e sugosi. Questo sedici agosto,
invece, si è annunciato subito come una giornata particolare. Prima di
tutto, a Reykjavik c'era il sole. Considerato il tipico clima
islandese, è un evento! Alle otto, un pulmino passa a prenderci e porta
noi e alcuni altri turisti a prendere un autobus più grande, perché
oggi è la giornata del Golden CIrle, ovvero una gita organizzata a
visitare alcuni dei luoghi più belli e suggestivi non lontano dalla
capitale. La guida è una donnina giapponese, che vive "a Reykjavik con
il fidanzato vichingo - chiamala stupida! - e due gatti" e parla un
buffo inglese a tratti cantilenante, che mi ricorda i giovani camerieri
degli Starbucks di Kyoto. Misuho, si chiama, se non ho capito male il
nome; detta "Mitsu" "come la Mitsubishi, ma qualcuno mi chiama Toyota,
Honda..." Ahahah. Dopo l'umorismo nordico, quello orientale. Ancora
più stupefacente, il sole continua per tutta la giornata, il cielo è
azzurro percorso dai molteplici strati di nuvole bianche e grigie,
tipiche del nord Europa. La guida è simpatica, racconta un sacco di
notizie interessanti (questi maledetti pagano solo venti euro circa di
bollette per l'energia, grazie allo sfruttamento del geotermico! Argh!
E noi italiani, che siamo pure in zona utile per lo sfruttamento di
questa risorsa naturale, che facciamo?) Visitiamo una centrale per la
produzione dell'acqua calda e dell'elettricità: tutto intorno, il
paesaggio tipico islandese, distese ondulate di prati attraversati da
rocce scure, nere o grigie, di origine lavica. Quindi visitiamo il
parco nazionale di Pingvellir, dove ammiriamo distese di acqua
purissime che formano torrenti e laghetti, erba verdissima, e una
piccola gola della tipica pietra porosa e incisa che rivela il
raffreddamento della lava. In alcune polle di acqua trasparente
verrebbe voglia di tuffarsi senza starci tanto a pensare: il fondo è
perfettamente visibile. Bisognerebbe sdraiarsi su questi prati
punteggiati di fiorellini viola, prendere il sole (! In Islanda!) e
lasciar scivolare via il tempo in attesa di qualche elfo... CI
spostiamo quindi a Gulfoss, una delle più belle cascate dell'isola. Qui
la natura è maestosa, non c'è altra definizione: l'acqua precipita più
volte in un paesaggio da film d'avventura, infinite goccioline si
sollevano portate dal vento come spiriti che abitino il fiume, e il
paesaggio ricorda qua e là quello che potete ammirare alla fine della Compagnia dell'Anello,
appena più in piccolo; mancano solo le statue degli antichi re.
Facciamo anche pausa pranzo, baguette ed extra fetta di torta al
cioccolato con panna, tanto enorme quanto buona. Intorno a noi, molti,
moltissimi turisti. Ma nulla scalfisce la bellezza di questi luoghi. Ripartiamo
per Geysir, sì, il luogo da cui tutti i geyser hanno preso il nome.
L'odore che sale dalle profondità del terreno è intenso, ricorda le
uova marce, ma è meno fastidioso di quanto sembri; il geyser è una
fossa bordata di roccia, una cavità che si perde nel buio, dove l'acqua
ribolle; tutto intorno, un cerchio di corda ammonisce a non avvicinarsi
troppo. Rivoli d'acqua calda, quasi bollente (si può toccare... ma non
troppo a lungo!) scorrono ovunque. Dalla polla ribolle il liquido
fumante, si alza... e all'improvviso esplode, altissimo, e fa davvero
paura perché il vento sembra portartelo addosso. Una colonna bianca e
caldissima che toglie il fiato... e si calma in fretta. Imprevedibile:
non è regolare nel suo esplodere, ma circa ogni cinque minuti vediamo
ripetersi il fenomeno. Infine, facciamo ancora tappa a Skalholt,
dove c'è una piccola chiesetta bianca, vicina alle rovine dell'antica
magione del vescovo locale. Resta il tempo di un caffè-brodaglia
(lunghissimo, ma scalda) e di qualche acquisto, prima di tornare a
Reykjavik, ammirando i tanti cavalli al pascolo. Gli dei ci sono stati
davvero propizi: il bel tempo, il venticello lieve e piacevole, il
geyser particolarmente bendisposto a mostrarsi in tutta la sua
meraviglia. Mentre vi scrivo, alle sette e mezza circa ora locale, sono
da poco alla guesthouse, sul tavolo di legno della graziosissima cucina. In attesa di una nuova serata islandese.
Qualche foto di Clode in anteprima: quando le inserirà tutte on line, al ritorno in Italia, ve ne mostrerò di più.


| inviato da Aislinn il 16/8/2010 alle 21:42 | |
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15 agosto 2010
La terra del ghiaccio e del fuoco
Ci sono alcuni momenti, nei miei viaggi, che amo in maniera particolare. Il prima: l'attesa all'aereoporto, l'ultimo caffè bevuto al bar a Malpensa prima di raggiungere il gate, leggere con le cuffie dell'iPod nelle orecchie e intanto osservare i viaggiatori - i soliti italiani casinisti, comitive di ragazzi, famigliole, tedeschi, americani, orientali timidi... e tanti altri. Il volo è per me un raccoglimento quasi spirituale. Un traghetto verso un nuovo mondo, lettura e musica mi accompagnano, ma ci sono tanti pensieri che attraversano la mia mente, mentre osservo le nuvole e il cielo fuori dal finestrino, immagino quello che sarà, lascio vagare la mente. Poi, eccola. La prima immagine della terra che sto per esplorare è importante. Per l'Irlanda, ad esempio, sono state colline di un verde assoluto, che parevano emergere direttamente dall'acqua. Ieri, per la mia nuova meta, l'Islanda, è stato uno squarcio di sole dorato sospeso sulle nuvole. Sono circa le otto di sera, qui - le dieci in Italia. Le nubi che hanno accompagnato quasi tutto il volo - vado in un luogo in cui non fa mai davvero caldo come intendiamo noi, ma non è che il resto d'Europa o l'Italia godano, in questo periodo, di molto meglio - si aprono, e intravedo una distesa di prati venati di roccia, scuri d'ombra, salvo per una strisciata luminosa. Subito dopo, l'aereo vira, vedo di nuovo solo nuvole fumose - ma c'è il sole, ancora abbastanza alto, esploso come in un lago d'oro. Scesi a terra: la prima aria. Profumo intenso e umido, come di nebbia, anche se non ce n'è.
Qui in Islanda, in questo periodo, il sole tramonta solo per tre o quattro ore, in piena notte. Arriviamo A Reykjavik, dall'aereoporto, che sono circa le nove, e ancora c'è luce - il cielo, ecco, il cielo del nord che immaginavo, quello che ricorda la bellezza della Scozia, con quelle nubi enormi e vicine: è tutto azzurro e blu, tinto qua e là di piombo, ma non è buio. E non fa nemmeno così freddo come temevo: c'è vento, sì, ma con una felpa il problema è risolto. Dall'aereoporto, il Flybus porta al terminal dei pullman, e da lì dei pulmini più piccoli ti portano direttamente davanti al tuo hotel o ostello, basta chiedere all'autista. La Flying Viking Guesthouse è una casetta azzurra, si entra con un codice d'accesso (sorvoliamo sull'islandese della porta accanto, che quando arriviamo - è sabato sera - è così ubriaco che non riesce a infilare la chiave nella serratura). Ed eccoci in un cucinino con tavolo in legno chiaro, e in una stanzetta piccola, ma confortevole. Le prime immagini della città sono altrettanto graziose. Tante casine coloratissime, in stile inglese riveduto e corretto in chiave nordica, insomma, quello che io adoro: due piani, finestre e porte colorate, scale fuori casa, piccoli giardini, e dentro tutto come in una dollhouse, anche se qui, appunto, si mischia insieme il sapore del nord, aspro e affascinante, con i mobili di legno, l'aria da villaggio di pescatori - e in effetti siamo sul mare, anzi, in mezzo all'Oceano. Molte case inoltre non hanno tende o comunque è possibile sbirciare all'interno degli ambienti. E quanti gatti che vediamo, già in queste prime ore! Affettuosi, domestici, bellissimi. In pochi minuti attraversiamo il centro - le strade sono piccole, da villaggio di fiaba, si cammina tranquilli, e ci vuole poco a raggiungere il porto - e ci fermiamo in un piccolo ristorante, il Sea Baron. Che fame! Per noi sono le undici passate, e ancora niente cena. Gustiamo quel che resta, visto che molto è esaurito: ottimi spiedini di gamberetti e patate, e la lobster soup, la zuppa di aragosta. Dentro, il locale non ha tavoli comuni, ma lunghe tavolate, strette e tagliate in linee irregolari, tavole lisce e sottili dove si mangia fianco a fianco con gli altri avventori. Non noi, perché ormai è tardi e sul retro del locale siamo quasi soli. Finalmente cena! Resta il tempo di un giretto fino al 10-11, un supermarket aperto tutta la notte, per procurarci la colazione del giorno dopo: alla guesthouse si cucina da soli.
Quindici agosto - Ferragosto, già, e qui tutto è grigio. Ma no, ancora non fa così freddo, anzi, temevo molto peggio. D'altronde, la media massima in luglio e agosto è addirittura di quattordici gradi... che lusso! Solo, di tanto in tanto, piove, ed ecco che tornano utili gli impermeabili. Saliamo in pochi minuti fino a Hallgrimskirkja, una grande chiesa di cemento che nella forma ricorda un organo, affacciata su un piazzale adornato di statua di imancabile guerriero vichingo con ascia e spada. Entriamo a dare un'occhiata: tutto è grigio e molto spoglio, in compenso ho il piacere di vedere un prete... donna, che si prepara ad officiare con paramenti verdi e capelli raccolti sulla nuca. Mi importa poco di quel che decidono le gerarchie cristiane, non mi riguarda. Ma qui viene spontaneo dire... anche in questo, culturalmente i nord europei sono più avanti di noi. Giriamo a lungo per la città: vicino al mare ammiriamo il monumento che rappresenta un drakkar stilizzato, come vedete in foto, poi, dopo un pranzo al pub (anneghiamo letteralmente nelle patatine fritte) tocca al Museo di Arte Moderna. Vorrei conoscere meglio gli artisti esposti: il primo, autore di diverse composizioni efficaci e addirittura inquietanti, mi colpisce molto con le sue opere dedicate ad altri artisti, o alla storia recente, in uno stile a volte quasi da fumetto. Una stanza propone una serie di nudi a grandezza naturale, realistici e insieme strani, quasi accademici nella loro semplicità, volti ed espressioni maschili e femminili che si susseguono senza compiacimenti, crudi senza crudeltà. Infine, l'ultima stanza propone la Vanity di oggetti comuni incollati insieme (sì, per la serie e io che butto le bottiglie di plastica! Potrei legarle insieme e farci un'opera d'arte). Anche se un paio di realizzazioni colpiscono per il titolo ironico: Fruits, che propone una serie di organi interni, cervello e tutto il resto, su un largo piatto, e Corpus Dulcis, con frammenti di vero cioccolato, alcuni non riconoscibili, altri che ricordano membra. Quindi, un bel Swiss Mocca, caffè con cioccolato e panna, caldo e dolce, per riposarsi un po', e un'ultima camminata tra negozi di souvenir e oggettistica. Sì, gli islandesi hanno senso dell'umorismo. Dalle magliette con la scritta Your own personal Jesus e la vignetta di un omino che porta un Gesù al guinzaglio, alle t-shirt che ricordano l'eruzione di qualche mese fa, alla devozione per i puffin, le pulcinelle di mare (in un negozio, le insegne recitano In puffin we trust e You are such a puffin) e i cartelloni pubblicitari di abiti pesanti, che scherzano sul freddo estremo che domina l'isola per quasi tutto l'anno. Un buontempone ha dipinto un gatto trotterellante su un segnale di stop nella strada della nostra guesthouse. Attenzione, attraversamento mici... E adesso è sera. Ora di cercare dove cenare! Qui qualche prima foto di Clode, quando saranno on line vi metterò i link a tutte.


| inviato da Aislinn il 15/8/2010 alle 21:20 | |
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13 agosto 2010
Un saluto a tutti... ma ci risentiremo presto
Eh, già. Anche quest'anno è arrivato il momento della partenza estiva. Domani pomeriggio, un aereo mi porterà in quel di... dai, lasciatemi tenere il segreto ancora un po'. Avrò con me il mini portatile, per cui prometto che vi aggiornerò ogni volta che troverò il wi-fi e il tempo per descrivere quello che vedrò e postarvi qualche foto di Clode. Voglio riempirmi gli occhi di paesaggi magici. Voglio assaporare i luoghi di antiche saghe (questo è un indizio bello forte, eh?) Sto caricando l'iPod con la musica giusto, poi mi dedicherò alla valigia, sceglierò quali libri portare (troppi candidati in lista! Argh!) Di sicuro, avrò parecchio da raccontarvi. A presto!
| inviato da Aislinn il 13/8/2010 alle 18:44 | |
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10 agosto 2010
Al Cimitero Monumentale di Milano
Domenica pomeriggio ho visitato il magnifico Cimitero Monumentale di Milano, che da tempo desideravo vedere. Avevo spesso sentito magnificarne le statue e i complessi funebri, e devo dire che ho potuto ammirare diversi angoli davvero suggestivi. L'arte funeraria tocca molte corde complesse, e se in certi casi la disperazione espressa da alcune statue diventava, secondo me, perfino eccessiva - in un cimitero cristiano mi aspetterei un messaggio di speranza, considerando la credenza religiosa, anziché tanta cupezza - e in altri alcune tombe apparivano addirittura troppo lavorate, se non pacchiane, in altri casi la bellezza delle immagini e il gusto degli artisti che le hanno realizzati sono riusciti a trovare la giusta efficace. Potete vedere tutti gli scatti di Clode a questo link; sotto vi propongo alcune foto che mi hanno colpita in modo particolare.
| inviato da Aislinn il 10/8/2010 alle 15:56 | |
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10 agosto 2010
Prima canzone dei Tethra on line
Domenica sono stata di nuovo agli studi Occultum con i ragazzi dei Tethra. I lavori per la realizzazione del primo mini cd del gruppo, At the Gates of Doom, e del primo videoclip procedono, dunque aspettatevi diverse novità per l'autunno. Nel frattempo, potete sentire un primo brano in rough mix, Everyone Must Die, nel MySpace della band, http://www.myspace.com/tethrahell Foto e notizie potete trovarle anche nella pagina Facebook a questo link.
Sotto, in anteprima la copertina e un'immagine scattata domenica:
In ordine da sinistra a destra: Clode (vocals), Ossian degli Opera IX, Mike (drums), Alex (bass), Belfagor (guitars).
| inviato da Aislinn il 10/8/2010 alle 15:30 | |
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9 agosto 2010
On becoming
Tanto da raccontare. Un week end pazzesco, lungo quattro giorni, se contiamo le serate tra amici - il dopo-prove con alcuni dei ragazzi dei Tethra, al mitico Inconsueto, ovvero uno di quei posti in cui c'è l'imbarazzo della scelta: è più buona la birra artigianale o è più delizioso il cibo? E poi l'Irene Art Cafè e la sua "aria di famiglia", e una domenica tra Lombardia e Piemonte - che meriterà dei post a parte, preparatevi. Questa settimana, poi, si prepara la partenza. Si attende e si spera. Si scrive, tanto. Si viaggia con la musica, in attesa di viaggiare davvero - si scelgono i libri da portare in vacanza, e ne ho davvero tanti tra cui pescare, di romanzi in lista d'attesa. Si medita, si riflette, si studia - credo che, concluso Come scrivere un racconto di Jack M. Bickham, se sentirò ancora la parola schede avrò una reazione allergica, considerato quanto questo autore ami farne compilare su qualsiasi argomento riguardi la scrittura in generale e le storie in particolare:-) Poi, forse, mi darò a Description di Monica Wood, anche se i "classici" di John Gardner, On becoming a novelist e The art of fiction mi attirano pure molto. E più "studio", più mi confronto con le Socie di scrittura, più mi rendo conto di quanto stia cambiando la mia consapevolezza di quello che faccio, di come e perché. Non ho usato il termine migliorando perché mi sembrerebbe presuntuoso, di strada da fare ne ho ancora tantissima e ogni volta che rileggo qualcosa di mio e trovo difetti che mi erano sfuggiti mi prenderei a martellate. Però, giuste o sbagliate, voglio che le mie scelte stilistiche siano consapevoli. Voglio sapere perché e come faccio quello che faccio. Voglio che il desiderio di narrare, e di esprimersi, si raffini nell'eterno tentativo di farlo nel modo migliore che posso. Voglio battagliare con i punti di vista (eterno amore alla terza persona limitata, se me lo chiedete, ma non è affatto semplice come dirlo, usarla) e sterminare senza pietà gli avverbi di troppo; voglio sperimentare e limare e poi ancora aggiustare. Voglio affrontare nuove sfide. Voglio rileggere ogni pagina finché non la saprò a memoria, e poi ascoltare i suggerimenti e le critiche e cercare di migliorarla ancora (e nulla è più prezioso di uno sguardo altrui, quando i tuoi occhi scivolano sulle frasi perché ormai le hai rilette infinite volte - e le ami: pericoloso, innamorarsi di una storia, perché non ti fa vedere i difetti che ancora puoi correggere. Ma indispensabile, innamorarsi di quelle stesse pagine, per trasmettere passione, gioia e dolore a chi legge). Voglio cercare, sempre, quel qualcosa di solo mio che possa filtrare nelle pagine.
| inviato da Aislinn il 9/8/2010 alle 14:12 | |
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5 agosto 2010
Nostalgia di Scozia
Poco fa sono tornata quasi per caso a osservare la cara, splendida Edimburgo attraverso le webcam. E' da alcuni anni ormai che manco dalla Scozia - a dire così, sembra che quello sia il mio Paese natale, lo so... Ma è una terra che porto nel cuore, che mi ha affascinato più di ogni altra, e alla quale amo ripensare. Così, tra una sbirciatina al Royal Mile - cercando di immaginare la folla colorata, i giocolieri, i maghi, i musicisti tutti lì per il Fringe Festival - e una al caro, vecchio Belushi's Bar - dove bere un caffè lungo che più lungo non si può - fino a ricordare gli scoiattoli e il verde di Calton Hill, oggi ricordo la Scozia con affetto particolare e ancora più vivo. Complice la pioggia, forse, e il cielo grigio, che ricorda il mutevole clima di lassù - ma non può competere con gli immensi cieli scozzesi e le loro nuvole gonfie e così vicine da poterle quasi toccare.
E intanto sbircio qualche prima immagine della meta delle prossime vacanze - ormai davvero "prossime". Dove non ve lo dico, lo sapete che mi piace farvelo scoprire attraverso foto e racconti. Stavolta, inoltre, porterò con me il mini pc e quindi spero di potervi aggiornare in tempo reale, per così dire, e postare qualche foto prima ancora di rientrare in Italia, se troverò il wi fi negli ostelli dove soggiornerò. Credetemi, si tratterà di luoghi fiabeschi e di paesaggi mozzafiato... Voglio fare scorta di immagini splendide, che ispirino. Voglio ricordi che mi facciano bruciare di nostalgia in futuro. Voglio bellezza e magia.
Ancora vi ricordo che i Coram Lethe sono stati scelti come possibile band di supporto
ai DarkTranquillity, per suonare con loro hanno bisogno di un vostro
voto giornaliero. Seguite il link e
votate "Coram Lethe", potete farlo una volta al giorno:
http://www.centurymedia.com/vote.aspx?IdVotingElement=279 Grazie per il
vostro aiuto, per me vuol dire molto!
| inviato da Aislinn il 5/8/2010 alle 14:22 | |
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